lunedì 14 luglio 2008

Come nasce un quartiere dalle acque: Ijburg


Ijburg è il quartierone moderno che stanno tirando su a est di Amsterdam in mezzo alle acque dell'IJ. Quando ero incinta c'era ancora l'acqua e stavano mettendoci su sabbia per creare isole artificiali, adesso è pieno di palazzoni e villotte moderatamente uguali (nel senso che i modelli vincenti ripetuti ad infinitum sono di più e più variati rispetto al resto del paese).

Hanno persino dedicato una strada all'edilizia selvaggia, ad Ijburg. Ognuno si comprava un costosissimo pezzo di terreno e ci tirava su la casa che i soldi rimanenti e l'architetto gli permettevano, sempre nel rispetto di un paio di vincoli esterni, tipo murone ci cinta con oblò per coprire l'eccessiva varietà.

A quel punto c'è stato il bischero che si è costruito la "boerderette", la finta casetta da contadino con il tetto spiovente in cannucciato. Che una si chiede dov'è la Sovrintendenza quando ce n'è davvero bisogno. Per fortuna il murone copre un po', ma quel tetto, io ci patisco ogni volta che lo vedo.

Con IJburg il comune è riuscito ad espandersi a est, dove siamo bloccati dall'acqua, gli immobiliaristi si sono dati alla pazza gioia, convinti di rifare il colpaccio che gli è riuscito involontariamente con il nostro quartiere sugli ex docks, e i 50.000 in attesa di casa ad Amsterdam hanno pensato che finalmente si risolveva.


Poi, nel momento che le isole erano pronte, con un bellissimo ponte di Nicholas Grimshaw a collegarle al resto del mondo, è arrivata la crisi. Gli immobiliaristi, negli anni di vacche grasse si erano illusi che pur di vivere ad Amsterdam, nel quartiere fighetto collegato al centro, con l'acqua intorno, la vista sul paesino sulla diga di Durgerdam e l'attracco per la barca davanti casa, la gente avrebbe speso le cifre che stavano spendendo per venire a vivere sulle isole belle nostre.

Senza pensare che il quartieruccio nostro gli anni di costruzione li aveva superati, che da lì in 7 minuti in bici sei alla stazione e in centro, che non si vive più nei banchi di sabbia che tutte le scarpe di quegli anni le ho dovute buttare senza pietà e che soprattutto non costruisce più nessuno, e quindi la gioia di essere svegliato alle 6:15 dai muratori con mezzacci pesanti che arrivano, di alzarti incazzato perché gli stronzi i macchinari più rumorosi li accendono alle 7:00, insieme alla radio che trasmette a tutto volume (per forza, portano i copriorecchie di protezione) la tipica musica da muratore, per poi silenziare il tutto alle 9:00 quando ormai chi abita lì ha già cominciato la giornata incazzato e bestemmiando, perché devono prendersi il caffé per 3/4 d'ora, questo gli immobiliaristi non ci pensavano.

Perché parliamoci chiaro, quel progetto prometteva bene, ma era tutto sulla carta. Comprar casa che verrà consegnata fra 2,5 anni, su un pezzo di terra che l'anno scorso non c'era, a soli 20 minuti di tram dal centro ti promettevano, ma le prime rotaie andavano ancora poste, i negozi nulla, scuole e asili nei soliti container che li avevamo già avuti qui e qui le scuole nuove erano appena state consegnate, uno fa subito ad abituarsi alla scuola in un edificio vero.

Tutta questa provvisorietà in un quartiere che deve ancora dimostrare chi ci andrà ad abitare e se non ci sbolognano i soliti asociali ad affitto privilegiato che non vuole nessuno come vicini, ecco, una cosa del genere la fai se la casa costa pochissimo ed è un vero affare, e soprattutto se hai un minimo di certezze sull'effettiva rivalutazione del quartiere entro 10 anni.

Due elementi del tutto assenti, all'inizio. In più sono saliti i tassi di interesse, c'è stato l'11 settembre, tutta una serie di contingenze. Infatti le corporazioni, che avevano deciso di cominciare a costruire solo dopo aver venduto su carta il 70% degli immobili, si sono trovati fermi. Con loro chi aveva già firmato. Hanno dovuto ridisegnare i progetti, richiedere la licenza e tutta una serie di cose.

Il comune, rovinato e sull'orlo dello sputtanamento. Aveva infatti promesso che al momento della consegna delle prime case ci sarebbero stati i servizi minimi. Per oltre mezzo anno il bus 26 viaggiava vuoto dalla stazione ad Ijburg ogni 10 minuti. La linea più affidabile e puntuale di Amsterdam.

Perché, intendiamoci, i pazzi visionari ci sono sempre. Metà del nostro quartiere, che aveva a sua volta scommesso sul nuovo progetto dei docks e se l'era visto triplicare di valore nel giro di manco 6 anni, ha venduto e ricomprato ad Ijburg, tenendosi per buoni gli interessi sui 2-3 anni di costruzione. Quelli che ci credevano, o che comunque l'affare immobiliare lo avevano già fatto. Che nel frattempo avevano fatto il secondo o terzo figlio e nella casa attuale non ci stavano più neanche per idea. Gli è andata bene una volta, riproviamoci, si sono detti. Quindi qualcosa era stato venduto, ma sempre ai soliti fighetti delle nostre parti. E quelli sanno come avventare gli avvocati a comune e immobiliaristi per fargli tener fede alle promesse.

Insomma, la situazione stagnava, tutti le parti coinvolte stavano perdendo dei gran soldi e a quel punto si è puntato sulla spiaggia di città.

La linea 26 vuota ha iniziato a trasportare gli spiaggisti di città, che a forza di venire in loco e vedere come il quartiere cresceva e si trasformava di giorno in giorno hanno cominicato a prenderci confideza, i concerti jazz, le trasmissioni televisive al caffé, le attività, i fa1ò la sera in spiaggia, le toilette, che va bene la spiaggia selvaggia in mezzo ai cantieri ma un minimo di decenza ci vuole, un successo per tutti. Si fa subito ad aver voglia di venire ad abitare vicino alla tua spiaggia.

Secondo me è questo il motivo per cui da un tot di anni Blijburg, il caffé della spiaggia, nonostante la temporaneità delle intenzioni (doveva essere spostato dopo due anni) sta ancora lì e prolifera.

Io ho sempregiurato, negli anni di disperazione in cerca di casa, che ad Ijburg non ci sarei mai andata. cioè, ogni tanto ci ripensavo. L'amica Bo è venuta con me una domenica a portare i bambini e per ritirare la brochure di un nuovo progetto.

Mentre io constatavo che la fila di persone interessate a ritirare il prospetto era enorme e col cavolo che mi facevo 3 ore di fila per una cartellina per comprar casa lì, l'amica Bo, socializzava con le madri locali al parchetto, tra cui una nostra ex-vicina appena traslocata.

"Non fa per noi," mi riferiva in macchina "ci va un altro tipo di gente rispetto a dove stiamo noi. Da noi è più internzionale come ambiente, creativo, artistico. Qui ci vanno i borghesi che non vogliono andare a vivere in provincia, ma sempre gente così è".

Io concordavo. Poi adesso sento che Bo haappena comprato casa lì. Ma lo ha fatto perch'costava pochissimo.

E Ijburg sta crescendo e cambiando, ci sono un sacco di negozi, anche i negozi fighetti che c'erano da noi, non solo quelli di pura sopravvivenza. Ci abiutano persone di ogni tipo, un sacco di famiglie con bambini, che di pomeriggio, passeggino in mano, vanno alla spiaggia.

I motivi per cui non ci abiterei sono sempre gli stessi: basta isole, io soffro di isolazionismo, è troppo lontano dal centro, mi dà la clausterofobia quell'unico ponte bellissimo che è l'unica entrata ed uscita dall'arcipelago. Si, c'è un ponte ciclabile verso il Diemerpark. Parco che adesso è un parco, ma sorge sul terreno ex-industriale più contaminato di Amsterdam. proprio di fronte alle ville costruite su progetto individule. rimane un posto ventoso, durerà anni prima che sia finito e anche se i cantieri sono un posto bellissimo per crescere, guardate me, mancano la scuola di musica, di nuovo liste di attesa per scuole, asili e doposcuola.

Io sono venuta ad Amsterdam per vivere ad Amsterdam. mi piace da morire l'architettura di ijburg, però a sto punto meglio Almere, costa di meno.

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